Il manifesto contro le avanguardie
NO ALLE ARCHISTAR, SONO NICHILISTE
Stile e progetti non rispettano la geometria naturale. L’uso dei media
di Nikos A. Salìngaros
È entrata nel vivo l’aspra battaglia contro il predominio delle forme e delle dimensioni inumane nei progetti architettonici dell’avanguardia. Oggi è finalmente chiara la tattica usata nel mondo delle archistar: non si parla più di architettura e neppure di urbanistica. Semplicemente, il dibattito si articola, ormai, su scelte di fondo che riguardano tutti: il localismo sostenibile contro la globalizzazione insostenibile, un concetto di vita umana fondata su un rapporto armonico con l’ambiente contro l’incubo industrializzato basato su un folle consumo d’energia.
In questo momento è necessario opporsi contro la “religione del nichilismo” o, per essere precisi, ci dobbiamo sforzare di proteggere la nostra società e l’eredità della cultura umana dall’invasione del “nichilismo architettonico”. Non è affatto facile. Soprattutto quando i nemici dell’architettura e dell’urbanistica a scala umana fanno un uso disinvolto e cinico dei mezzi d’informazione e, devo ammettere, anche in modo molto raffinato. Non è d’altronde un segreto che vi sono archistar che utilizzano almeno un’agenzia di relazioni pubbliche, quando non due, anche se non siamo in grado di sapere chi siano i veri autori di alcuni articoli firmati dalle archistar.
Siamo certamente di fronte a persone dall’intelligenza sottile, abili a circondarsi di collaboratori che sanno propagandare le loro idee cercando di manipolare l’opinione pubblica. La tecnica utilizzata per convincere le persone della bontà dei loro progetti è quella di fare affermazioni paradossali, scritte sotto forma di argomentazioni plausibili, ma impossibili da contestare con argomenti logici, tanto sono prive di logica. Fortunatamente, però, le affermazioni scritte sono contraddette chiaramente dalle loro opere.
Analizziamo velocemente questa tecnica e risaliamo alle radici storiche e ad alcuni famosi precedenti. Invertendo gli elementi in gioco si può dire che la pubblicità è uno strumento della propaganda e utilizza gli stessi metodi. Lo scopo della propaganda è quello di manipolare le teste del pubblico per raggiungere un obiettivo, il più delle volte non proprio virtuoso, né rispondente alle reali necessità delle persone. La pubblicità utilizza metodi sviluppati nel commercio, nella politica, nei culti religiosi pericolosi e nel mondo militare, per promuovere uno scopo ideologico, come la globalizzazione forzata del consumo dei giorni nostri. La propaganda commerciale annienta di fatto la cultura locale sostenibile per promuovere il consumo insostenibile della non-cultura omogeneizzata e globale.
La pubblicità tocca alcuni punti vulnerabili della nostra psicologia, ben noti agli esperti ma sconosciuti al grande pubblico, su cui la propaganda efficace punta per manipolare le persone. Tornando all’architettura facciamo una piccola lista dei punti di riferimento per qualsiasi architetto che voglia fare l’architettura auto-promozionale basata su slogan pubblicitari. Lo scopo è che il suo disegno sia accettato dal pubblico nonostante il suo valore architettonico minimo o anche negativo.
La propaganda architettonica deve contenere questi appelli: 1) al passato della cultura locale; 2) ai grandi nomi illustri del passato; 3) alla creatività; 4) all’originalità; 5) alla libertà; 6) all’emancipazione dell’individuo; 7) all’individualismo; 8) ad adeguarsi alla società; 9) all’umanità; 10) alla democrazia; 11) al multiculturalismo; 12) all’ecologia; 13) alla sostenibilità. Ecco come fare l’architettura di successo mediatico! Le parole giuste vendono il progetto vuoto di contenuto usando uno stile di moda, soprattutto se veicolate attraverso i media. Bisogna anche avere un gruppo di promotori locali, un gruppo fedele di promotori/agenti che agisca come il coro dell’opera, cantando un inno d’elogio per l’architetto e i suoi progetti.
Se poi si tratta di un architetto straniero, è essenziale richiamare uno stretto e profondo legame, forse fittizio, magari debole, ma reale, con il luogo dove dovrà sorgere l’opera. I cittadini, cioè, devono ricevere il messaggio che l’architetto, anche se straniero, ha legami con quel territorio e lo ama veramente, ama i suoi abitanti, ama la lingua e la cultura locale. Conosciamo questo trucco e, con l’aiuto di una buona agenzia di pubblicità, si può aprire una breccia anche tra i più critici.
Un’altra arma è quella di dare al progetto un respiro internazionale e far passare l’idea, in sé giusta, che realizzando quell’opera la città acquisterà una risonanza oltre i confini nazionali. Bisogna fare attenzione a non essere deviati dal dibattito estetico-stilistico. Questa cortina di fumo non è importante. Qui è messo in gioco il futuro della razza umana, se accettiamo di sostituire la nostra natura biologica, la nostra anima e il nostro Dio con i totem di un’arroganza stupefacente. Totem adorati solo da alcuni, che neutralizzano tutta la nostra storia e la nostra cultura.
Nonostante le previsioni (a volte sincere e a volte no) di un futuro ottimista, esiste un abisso tra l’architettura a scala umana e gli incubi di un’utopia fatta d’immagini mostruose. Non ascoltate le opinioni di quanti si definiscono esperti. Un altro messaggio, più calmo e più intimo, viene dal vostro cuore, dalla terra e dalla natura. È molto facile che questo messaggio venga offuscato dal clamore dei mass media. Ma se siete in grado di mettere a tacere il clamore incessante della propaganda, allora potete ascoltare l’evidenza del lavoro di Dio.
Una minaccia ben più profonda, scaturita da un’eresia genuina, è nascosta dietro la facciata conveniente dello stile: l’intenzione delle archistar di sostituirsi a Dio. Le loro costruzioni sono auto-referenziali, e ciò significa che le menti e le vite delle persone sono orientate verso l’adorazione di quelle costruzioni e, implicitamente, di quegli architetti che si pongono davanti a loro come idoli. Anche se le loro opere, a volte, possono essere assurde, il loro scopo è deliberato. Tanto più che imporre le idee di un architetto alla terra, forzando la gente a vivere secondo questa geometria, è un atto divino, una manifestazione terrestre di intelligenza.
Se, inoltre, questa geometria imposta si oppone alla geometria naturale di vita, l’archistar ha sostituito la propria volontà a quella di Dio. Le nostre istituzioni sostengono questa malvagità, mentre la stampa se ne lava le mani, giocando il suo ruolo nel sistema democratico. È il mezzo di comunicazione che permette alla propaganda intelligente di cambiare la geometria edilizia, senza che le persone si rendano conto di ciò che stanno perdendo.
Alcuni di noi cercano il Dio nella natura, il Dio di Spinoza, di Einstein, dunque non esattamente il Dio, più personale, della Chiesa. Il Dio delle grandi religioni è qualcosa di più, parla all’uomo direttamente, con voce umana. Per me questa differenza mostra un’altra dimensione nella nostra esistenza, un mistero che fa parte dell’essenza della vita. Alcuni, invece, accusano i religiosi tradizionali di essere idolatri in quanto esprimono la loro fede sia nell’arte, sia nell’architettura religiosa. Senza entrare in un dibattito teologico, vorrei sottolineare che questa eredità spirituale e culturale condivide la stessa struttura matematica con la natura, e, dunque, non trovo nessuna differenza sostanziale. Al contrario, gli idolatri sono quelli che adorano le forme aliene, le superfici lisce e i materiali di alta tecnologia. Ciò che mi stupisce è, quindi, che nessuno accusi i veri idolatri dell’architettura inumana che praticano la devozione alle forme innaturali.
Sto esagerando? Bene, posso citare però l’esempio dei musulmani, che hanno visto questa sostituzione di Dio prima di tutti altri. Scrivendo di altre culture sto avvertendo che l’Occidente è miope e arrogante, colluso con il ruolo subdolamente religioso delle archistar. Forse, qui nell’Ovest, questo aspetto non è così importante, in quanto la vita umana è diventata secondaria rispetto al laboratorio mediatico, molto vantaggioso per alcuni individui. Al contrario, le persone di cultura orientale prendono il sacrilegio con radici architettoniche molto sul serio. E mentre la collera contro le mostruosità edilizie cresce tra coloro che vivono la religione in modo tradizionale, nell’Ovest noi elogiamo quelle stesse opere come traguardi raggiunti dal progresso. Benché non desideri essere un oracolo di eventi terribili, non incoraggerei mai costruzioni giganti e provocatorie nelle nostre città, destinate a diventare bersagli su cui le generazioni future potranno scaricare le loro frustrazioni.
Il Sole 24 Ore
Giovedì 2 Ottobre 2008 - N. 272, 17